Sabato, 23 gennaio 2010

Alle ore 10.00 di mattina, inizia il montaggio dell’intervento Sectio Aurea di Marco Fioramanti. Nel procedere della realizzazione dell’installazione subito colpisce il comportamento dell’artista, sorridente e sereno, che muove, osserva, soppesa i materiali e gli oggetti, in precedenza accumulati, per la costruzione dell’intervento. Questi si combinano tra loro e si collocano nello spazio con immediata facilità come se una mano invisibile, tornata dal futuro, li andasse assemblando e sistemando. A rifletterci, si intuisce che è Marco Fioramanti – come già in passato nella Berlino del Muro e nella New York delle Torri – ad essersi collocato con sapienza sulla soglia fra passato e futuro. È l’artista-sciamano che ora lascia parlare i trasudanti oggetti, abbandonandosi ad essi. Ora li dispone, ascoltandoli, in relazioni sempre molteplici, ora interviene trasformando la materia e trasformandosi. In ogni caso, nell’azione di Fioramanti, mai emerge un atto di violenza sulle cose, sulla materia e sulle persone, sempre invece traspare un senso di profonda appartenenza al mondo.
L’artista non costruisce un solipsistico feticcio – ci si scusi dell’ossimoro – rispondente a esterne imposizioni mercantiliste o ideologiche, per affermare un personalismo. Lui si fa ponte fra oggetti, materiali e persone, cerca individuazioni e significati profondi dell’inconscio collettivo. Un quid atemporale che è nel substrato dell’essere umano e che la civiltà occidentale tende a nascondere. Fioramanti è simile a un rabdomante il quale, con la sua bacchetta, non cerca l’acqua, ma tenta eroicamente di svegliare l’uomo occidentale dal profondo torpore in cui è caduto.
Se Anselm Kiefer gli è vicino per l’uso di materie prime e lontano per il collegamento alla memoria storica tedesca, di certo Fioramanti, sebbene in lui resti rilevante l’aspetto estetico, è più prossimo a Beuys per l’atteggiamento sciamanico, per la ricerca e l’utilizzazione di quelli che Marco definisce oggetti/reliquie e infine per un agire in prima persona con azioni dalla forte valenza politica e sociale.
Fioramanti all’ingresso della mostra ha creato con un doppio tendaggio bianco una pausa, una sorta di iconostasi, una separazione dal ‘recinto sacro’, su cui sovrasta un lampadario a doppia raggiera e 16 luci laminato a foglia d’oro (da lui progettato e realizzato, liberamente ispirato alla Sultanahmet camii di Istanbul). All’interno dello spazio compaiono l’opera Lo giuro, installazione del 2007 e le reliquie, riportate dal Nepal, dal Marocco, dall’Anatolia. La luce illumina la parte alta della sala valorizzando i grandi cerchi dorati sulla muratura circoscritti in basso da semicirconferenze in acciaio, trattate a foglia d’oro. Di particolare effetto gli altri due archi in ferro, dorati, capovolti, sospesi lungo la ‘navata’ e al di sopra della ‘nicchia’. A terra una fila di piccole fiaccole delimitano il perimetro dell’ambiente.
Non è la ricerca formale il principale interesse di Fioramanti. Le forme e le misure architettoniche dello spazio hanno suggerito la figura del cerchio e la sezione aurea, cioè il disegno generale dell’intervento. Osservando più attentamente la misura aurea e il cerchio, questi rinviano ad altri significati: una molteplicità di elementi non formali ma simbolici si inserisce nell’ambiente in un abbagliante riverbero, oltre che di giochi di luce, di sensi impercettibili e di significati metafisici. La sacralità del luogo ne è enfatizzata. Fioramanti ha posto in atto un’accurata strategia nell’installazione ambientale di oggetti e materiali, dai pregnanti significati magico-sacrali, in stretta connessione con le sue azioni performative. Proprio per questo motivo il vacuum dell’installazione e il gioco di luci e ombre sono volutamente tesi a esaltare la minima occupazione spaziale, quasi fosse un fondale inavvertibile affinché l’attenzione si focalizzi sui significati sottesi all’azione sciamanica.
Centrali nell’intervento di Marco Fioramanti sono le reliquie raccolte nel suo iter di viandante, alla scoperta di nuovi archetipi. L’artista intende questi oggetti come un’apparente ipostatizzazione di materia, di lavoro e di energia, poiché un’interrotta e continua sequela di flussi energetici pluridirezionali è intervenuta in essi. Ogni reliquia quindi, radicata in una tradizione, porta costantemente in sé la propria genesi e forza evocativa, sicché il tempo cronologico è trasceso.
L’arte di Fioramanti è impegnata in una ricerca di percorsi, finalizzata a far risuonare la polifonia delle differenze, liberandole dalla griglia duale e omogeneizzante del moderno, e nel contempo a infrangere le permutazioni della dialettica facendo affiorare il fondamento antropologico.
Si potrebbe affermare che il suo operare artistico sia teso a sottolineare polarità e visioni anti- platoniche, sconfitte dalla tradizione filosofica, culturale e artistica occidentale dominante, ridando rilievo al molteplice contro l’Uno, alla trascendenza affiorante dall’immanenza.
Ciò è tanto rispondente all’idea dell’arte di Marco Fioramanti che continuo è il mutare di tutto l’intervento. È in sostanza un perenne modificarsi delle cose tutte, da cui si evince il rifiuto da parte dell’artista di ogni posizione dualistica e calcolante. L’opera, in ultimo, è uno “scaturito” (Entsprungenes, per dirla alla Benjamin), risultante cioè dall’abilità e dall’umano viatico che, nel momento in cui si manifesta, trasforma l’artista. L’intervento viene dunque visto sotto un’altra luce, innescando così un susseguirsi di altri ‘scaturiti’ e altre trasformazioni, come in una reazione a catena.
L’azione sciamanica che pervade il lavoro artistico di Fioramanti è la sua testimonianza del connettersi con l’indicibile e l’indicazione della possibilità liberatoria che ne deriva. Si avverte che l’artista con le opere e con le azioni vuole avvicinare gli uomini, parlare al cuore delle persone e non solo ai loro occhi, come avviene nell’attuale iconosfera mediatica. Fioramanti dà voce alle tradizioni e alla materia sacralizzata dal lavoro dell’uomo, avvertendoci che l’aura infranta si ricompone solo quando si sa cogliere la vicinanza e la lontananza che ancora convivono nei suoi oggetti/reliquia.
Cesare Sarzini
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OPENING 11 FEBBRAIO 2010 ore 18:00
Galleria TRAleVOLTE – Piazza di Porta S.Giovanni, 10 – Roma
Informazioni Tel +39 06 70491663 tralevolte@yahoo.it
www.tralevolte.org
Marco Fiormanti
NIGHT ITALIA fansarea